Another day dawns on the Manzanares river. In the midst of houses, bridges, construction sites, a beer factory and a soccer stadium there is a container where Antonio and Paloma have lived for the last three years. A Spanish-Gipsy couple that came to Madrid from Asturias in the beginning of the nineties, in the search of a new life.
Antonio is 53 years old. His days are marked by the sunbeams, he has breakfast, tidies up himself and then he goes to work. He walks along Madrid his smile and his car full of scrap. Antonio is man of routine; he peddles his wares in the small street-markets all
morning and then goes home after a trip, perhaps to recover the lost levity.

Paloma is 43 years old, and, like Antonio, she makes each day as it comes. She is a housewife, one of whose principal duties is care of his husband, beside to wait him anxiously when he’s gone. In the afternoon, she rests at his side and spends hours as participant and spectator to her favourite soap operas. They have 4 children to whom every night they devote their last thought before falling asleep.

I was seeking different mode of living in the city and a glimmer that could bring to a new human relation. Destiny and luck brought me to a place where two people have opened their selves and their home to me and where time has made a strong bond of friendship. An environment, sometimes difficult, but always full of tenderness and simplicity. I have spent days and nights with them, in a space so small that it creates its own sense of intensity and intimacy.

A home that is custom made, like maybe all homes, where the quality of life depends on how you live it, and Antonio and Paloma have a love that reaches beyond the space where they open their eyes every morning.

 

Antonio & Paloma

L'alba di un nuovo giorno sfiora il fiume Manzanares. Non lontano dal centro di Madrid, tra una fabbrica di birra, uno stadio, un ponte trafficato e schiere di appartamenti semi vuoti c'è un container dove da quattro anni vivono Antonio e Paloma, una coppia gitana che all'inizio degli anni novanta parte dall'Asturias e dopo lunghi nomadismi, decide di fermarsi nella capitale a "cercarsi la vita".

Antonio scappa con Paloma quando è ancora giovanissima. Viaggiano per tutto il paese e una volta a Madrid -e come capita in altri luoghi prima- si ritrovano senza appoggi. Sono ignorati dallo stato, dalla società spagnola paya (non-gitana) e dalla propria comunità che non approva le loro scelte.

I primi mesi a Madrid, dormono sotto qualsiasi riparo e custodiscono le loro cose all'interno di un quadro elettrico. In seguito si fermano un tempo sotto a un ponte. In quel periodo Paloma trova impiego e viene incaricata di ripulire scarti edilizi dei lavori di sistemazione del lungofiume. Gli operai dell'impresa di costruzioni prima di lasciare il cantiere, regalano alla coppia il container che si trasformerà poi nella loro casa.

Antonio ha 53 anni, le sue giornate sono scandite dai raggi del sole, fa colazione all'alba, si lava e poi s' incammina al lavoro. Passeggia per Madrid con il suo sorriso e il suo carrello pieno di ferraglia. Già da bambino girava con suo padre in sella a un mulo per i villaggi del nord della Spagna, offrendo riparazioni di pentole e utensili ed affilando lame e coltelli.

Antonio è un uomo abitudinario, alla mattina si reca ai mercatini abusivi e offre mercanzia appena raccolta nelle discariche o per le strade. Ciò che rimane lo vende alle officine che comprano metalli al chilogrammo. Nel tardo pomeriggio torna al suo focolare dopo un viaggio ad inalare polveri avvolte in alluminio, chissà alla ricerca della levità andata persa. La sera resta sempre a casa accanto alla sua compagna.

Paloma ha 43 anni e come per Antonio, la sua vita si svolge giorno dopo giorno. Casalinga, rivolge gran parte delle sue attenzioni a suo marito, che aspetta con ansia quando vaga nel vuoto lontano da casa.

Paloma si alza presto la mattina, canticchia, rifà il letto, stende i panni e pulisce il pavimento. Poi con delle bottiglie di plastica vuote si reca a prendere l'acqua per casa. Finite le faccende domestiche, cucina uno stufato di legumi e patate per il pranzo e per la cena.

Paloma si preoccupa dell'aspetto del suo focolare che amorevolmente decora con peluches ed oggetti riciclati. Più tardi al ritorno di suo marito, si sistema in poltrona e con molta partecipazione ed euforia, trascorre ore davanti alle telenovelas. Antonio preferisce ascoltare musica flamenca, ma dichiara che la televisione è più divertente e colorata del soffitto di un container bianco.

La disposizione dei pochi mobili e della casa è in continuo mutamento dato che un gitano non dorme volentieri troppe notti nella stessa direzione.

Hanno 4 figli e se un giorno vivranno in un appartamento e Antonio sarà in salute, si promettono di riprenderli con loro. Al momento i ragazzi si trovano in Asturias con la nonna ed incontrano i genitori una volta all'anno per natale. Dedicano ai figli l'ultimo pensiero prima di spegnere la luce e dormire.

Prima d'incontrare Antonio e Paloma, camminando per le strade di Madrid -dove ho abitato per quasi cinque anni- osservavo le differenze culturali e sociali dei suoi residenti e desideravo capire i differenti modi di vivere la città. Cercavo uno spiraglio che desse accesso ad una nuova relazione umana. Scendendo verso il fiume Manzanares e a pochi passi da dove vivevo, il destino o la fortuna mi fecero conoscere una donna e un uomo di un' altra cultura che si aprirono al diverso e condivisero con me la loro casa; un ambiente spesso duro e difficile, ma sempre colmo di semplicità e tenerezza.

Ho passato giorni e notti in uno spazio ridotto carico però d'intensità e condivisione.

Quattro pareti trasformate a misura d'uomo, come forse tutte le pareti di una casa, dove l'importante è quello che si vive ed Antonio e Paloma hanno un amore che va molto più in la del posto dove aprono gli occhi ogni mattina.